"Dhaoui soffriva di problemi psichici, non doveva stare lì"
Morte al Cpr di Palazzo San Gervasio, parla la legale del trentenne tunisino morto lunedì sera. Stamane gli interrogatori degli 8 arrestati. Domani l'autopsia
PALAZZO SAN GERVASIO - Una caduta dal tetto, un corpo senza vita e ancora una volta il Cpr di Palazzo San Gervasio al centro di una tragedia. Lassoued Dhaoui, il trentenne tunisino morto lunedì dopo essere precipitato dalla copertura dello stabile, secondo la sua legale di fiducia, Michela Casorelli, soffriva di disturbi psichiatrici - e per questo non doveva essere trattenuto. Il giovane, sul cui corpo giovedì sarà effettuata l'autopsia, era entrato nella struttura lo scorso venerdì. La morte improvvisa del tunisino ha fatto poi scattare la protesta degli altri ospiti, determinando disordini, incendi, qualche ferito tra cui un giovane che avrebbe tentato di ingerire del detersivo. Otto persone coinvolte sono state arrestate e oggi sono state sentite in occasione degli interrogatori di garanzia. Ma il malessere dei trattenuti covava probabilmente da giorni a causa delle condizioni igienico sanitarie legate al gran caldo.
Sulla vicenda sono in corso le indagini degli inquirenti per stabilire se si sia trattato di un gesto volontario o accidentale. Palazzo San Gervasio è da anni al centro di proteste, ispezioni e inchieste giudiziarie. Il precedente più drammatico risale all’agosto del 2024 quando morì il 19enne algerino Oussama Darkaoui. E intanto dalla comunità civile lucana si è levata la richiesta di chiarezza su queste strutture. La garante per le persone private della libertà personale Carmen D'Anzi insieme al deputato del M5s Arnaldo Lomuti hanno effettuato un sopralluogo nella struttura Al momento della visita erano presenti 96 migranti di diversa nazionalità, tra cui Gambia, Ghana, Marocco, Tunisia, Egitto, Algeria, Nigeria, Bangladesh, Afghanistan.
Il Cpr di Palazzo San Gervasio
Tra gli eventi critici si segnalano incendi di materassi o di pattume, litigi tra gli ospiti, atti di autolesionismo. Tutti i trattenuti -come appurato dalla D'Anzi che chiede da tempo la chiusura di tutti i Cpr- soffrono per la situazione di incertezza dovuta alla loro condizione e alla paura di essere rimpatriati.
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