Angelo Summa, tra i promotori del Comitato per il referendum abrogativo
POTENZA - I toni sono duri. “Abbiamo assistito ad uno spettacolo indecente da parte della maggioranza di governo della nostra regione, nonostante l’indignazione popolare su una misura di privilegio in un momento in cui la Basilicata affonda nella sua crisi e nonostante abbiamo più volte sollecitato di farci votare”.
Angelo Summa, uno dei promotori del Comitato per il referendum abrogativo, il giorno dopo le modifiche alla legge regionale che reintroduce i vitalizi ai consiglieri regionali, non le manda a dire. E non rinuncia alla battaglia referendaria, rivendicando uno strumento previsto nello Statuto ma che a distanza di 9 anni è privo dei regolamenti attuativi.
Il comitato per il referendum abrogativo
“Siamo in una condizione di democrazia sospesa - spiega - Noi nella prossima settimana manderemo una diffida per quanto riguarda la Consulta referendaria, perché il 19 gennaio abbiamo trasmesso tutti gli elementi con i quesiti abrogativi degli articoli 16 e 17 della legge 57, ma ad oggi non ha trovato spazio e tempo per colmare un vuoto normativo. Andremo avanti, perché la democrazia non è fatta solo dai consiglieri regionali che rappresentano i lucani e sono stati eletti. La democrazia è anche quella dei cittadini di poter esercitare un proprio diritto previsto dallo Statuto e come quello di poter chiedere l’abrogazione di norme che considerano dannose”. Quindi la narrazione fatta in Consiglio. “Una rappresentazione molto falsata sul fatto che questo non è un vitalizio, è un sistema contributivo o un’indennità differita. Possono chiamarla come vogliono: il punto vero è che dal 2011 in Basilicata sono stati tagliati i vitalizi e si sono ridotte le indennità del 10%, cioè c’è stata un’azione delle precedenti consiliature tutta protese a ridurre i costi della politica. In questa dodicesima consiliatura - invece - siamo in presenza di un Consiglio che ha dato come priorità sè stessi, cioè un aumento: prima di 2.000 euro con la legge 23 del 2024 e adesso con l’abrogazione anche della riduzione del 10% dell’indennità che costituiva l’alimentazione del fondo della legge 37, il cosiddetto fondo sociale che non sarà più alimentato. E ancora: nessuna contrarietà affinché si faccia un sistema contributivo, ma se lo paghino i consiglieri regionali come fanno nelle Marche e non a carico della collettività. Le modifiche fatte dal presidente Bardi - aggiunge Summa - intervengono sulla retroattività e basta, atteso che c’era già un vulnus molto discutibile sulla parte normativa. Ma resta che i 2,7 volte l’indennità dei consiglieri regionali, pari a 6.600 euro, li metterà la Regione con un incremento dei costi di 1.600 euro al mese per ogni consigliere regionale. Quindi nessuna contrarietà al sistema contributivo, ma dato che sono i consiglieri regionali più pagati d’Italia - aggiunge Summa - quell’aspetto contributivo del 33% se lo possono versare con la propria indennità: facessero una norma che il sistema contributivo è pagato direttamente da loro, visto che hanno un’indennità che è abbastanza, voglio dire, sostenuta”.
Riferimento finale al referendum
“Noi continuiamo a chiederlo perché, non solo per questa legge ma anche per il futuro, è una mancanza. C’è un diritto che non può essere esercitato. Io voglio ricordare a tutti i cittadini che lo Statuto regionale è in vigore dal 2017, sono 9 anni, c’è un diritto all’articolo 17 che prevede che i cittadini se raccolgono 5.000 firme possono chiedere il referendum popolare per abrogare delle norme che considerano dannose e che non condividono. Questa è democrazia. Però, seppur previsto, questo diritto non può essere esercitato”.
“Non posso rimanere in una comunità dove la linea politica è determinata da chi ha prima impedito una candidatura legittimata da primarie e poi ha sostenuto il candidato del centrodestra"