POTENZA - Il rischio concreto di “forzare la mano” e indurre la maggioranza a bocciare la proposta di legge - con il testo che non potrebbe essere ripresentato prima di 6 mesi - ha avuto la meglio. Di fronte a diverse assenze e ai banchi del governo regionale vuoti, è stato questo il ragionamento che ha prevalso tra i consiglieri di centrosinistra ieri in aula. E così la proposta di legge n. 34/2024 “Disciplina degli istituti di partecipazione democratica regionale”, prima firmataria la pentastellata Verri (ma sottoscritta da tutta la minoranza) non è stata discussa ma rinviata all’esame della prima commissione. “Del resto - usando le parole del presidente Pittella - si tratta di un atto politico che riguarda la vita del Consiglio e dei cittadini nel rapporto con le istituzioni e c’è bisogno della massima convergenza e condivisione”. E la materia di quelle che nelle ultime settimane ha fatto parlare non poco, trattandosi della necessità che Regione si doti di una disciplina di attuazione degli strumenti di partecipazione popolare, quale il referendum abrogativo chiesto a gran voce da migliaia di lucani rispetto proprio alla norma sui vitalizi, “riveduta e corretta” nei giorni scorsi ma che trova forte avversione. Ad iniziare dal comitato promotore per il referendum.
“Su questo fronte - ha sottolineato il centrosinistra - non siamo stati fermi visto che già a dicembre 2024 depositammo una proposta di legge, di cui abbiamo recepito le osservazioni della Consulta di garanzia statutaria e depositato qualche giorno fa alcuni emendamenti chiedendo di accelerare l’iter in commissione. Ora il centrodestra lucano deve dare forte e chiaro un segnale di apertura al confronto pubblico su una brutta pagina scritta in questa legislatura e può farlo approvando la disciplina degli istituti di partecipazione democratica, per troppi anni rimasti inattuati”. “Una condizione di democrazia sospesa - l’ha definita Angelo Summa del Comitato referendario - dopo che il 19 gennaio abbiamo trasmesso tutti gli elementi con i quesiti abrogativi degli articoli 16 e 17 della legge 57/2025, ma ad oggi non si è ancora trovato spazio e tempo per colmare un vuoto normativo”. Ed in effetti sul tema c’è una forte istanza popolare atteso - ha chiarito la consigliera Verri - il vulnus normativo con la mancanza dello strumento attuativo per consentire di svolgere il referendum. “Sul piano politico - ha detto - dotarsi o no di questa pdl è una priorità?”. Un concetto rafforzato anche da Cifarelli che ha parlato di “questione più profonda”. “L’invito che facciamo - ha detto - è che sia da monito per far in modo che l’attuazione dello Statuto (non attuato a distanza di 9 anni) diventi patrimonio dell’intero Consiglio”.
A replicare ci ha pensato il presidente della Prima commissione, Fanelli che ha ricordato come la proposta di legge senza colore politico necessiti di approfondimenti, attesi i 23 emendamenti (alcuni di natura formale) pervenuti lo scorso 23 gennaio e che vanno esaminati. A fare sintesi ci ha pensato il dem Lacorazza dopo un confronto in seno ai proponenti. “Siamo pronti a votare il provvedimento, consapevoli però che non debba essere solo una bandierina bensì qualcosa di condiviso. Pare di capire che se forzassimo, la norma non passerebbe. E se cade oggi se ne parlerebbe tra 6-7 mesi, visto che un testo bocciato non può essere ripresentato prima di 6 mesi”. Di qui la scelta di aderire alla proposta di rimandare il testo in commissione e tornare in un’aula più piena per fare la discussione auspicando un voto unanime. Realisticamente un mese circa, prima di tornare per l’approvazione definitiva al primo Consiglio tra fine marzo inizio aprile.